La produzione

In oltre 100 anni di attività, Cereria di Giorgio ha modificato la propria produzione, passando dalla produzione manuale, fondamentalmente destinata alla clientela religiosa, a un mercato destinato alla decorazione della casa e dei giardini.

L'evoluzione delle tecniche di produzione ha fatto sì che si potesse passare dal lavoro degli artigiani, che trascorrevano intere giornate chini sui crogioli di cera, a quello dei nuovi macchinari che permettono un notevole incremento produttivo, facilitando e riducendo le fatiche dei nostri artigiani.

Nonostante sia piuttosto oscura la nascita della candela, si attribuisce la sua creazione al popolo greco intorno al quarto secolo avanti Cristo. Rappresentazioni dell'epoca, infatti, raffigurano candelabri e candele accese. È facile immaginare come la luce duratura della candela assunse subito un ruolo fondamentale nella vita dei popoli antichi. All'effetto fisico di produrre luce, si aggiunse quello simbolico di protezione, di salvezza da forze oscure e misteriose. La luce della candela divenne quindi simbolo della fede e, in seguito con il Cristianesimo, ebbe una rapida diffusione.

La prima materia che si utilizzò per la produzione della candela fu la cera d'api, prodotto da sempre disponibile, malleabile e combustibile. A essa gradualmente si sostituì il sego (grasso animale), più economico ma anche di qualità inferiore. Nella prima metà dell'Ottocento fu introdotta la stearina, acido derivante da grasso animale, che migliorò molto il colore della candela e la combustione. In seguito, con la scoperta del petrolio, la paraffina derivante dalla sua raffinazione divenne e rimane tutt'oggi la principale materia prima della produzione di candele.

Processi produttivi

È il metodo che la Cereria Di Giorgio utilizza nella produzione dei bicchieri riempiti di cera profumata, delle fiaccole e delle fiaccole profumate, ovvero di tutti quei prodotti per i quali la produzione avviene mediante colaggio di cera liquida in vari recipienti. La linea del colaggio è senz’altro è una delle più efficienti e moderne linee di produzione presenti in azienda. Il metodo di produzione si differenzia, sebbene di poco, nelle prime fasi, in funzione del prodotto che si desidera realizzare. Distinguiamo infatti i bicchieri riempiti di cera, per uso interno, con uno stoppino di cotone classico, dalle fiaccole propriamente dette, per uso esterno, in genere in ciotole di alluminio o terracotta, con un grosso stoppino di forma quadrata in grado di produrre una fiamma più viva e corposa. Nel primo caso, viene messa in funzione una pressa dedicata che produce dei piccoli ceri aventi la funzione di “sostenere” lo stoppino di cotone. Un piatto rotante alimentato a mano, convoglia i bicchieri attraverso un sistema di guide fino ad una stella nella quale i ceri con lo stoppino di cotone vengono applicati e incollati sul fondo del bicchiere. I bicchieri procedono poi lungo le guide fino ad essere allineati e convogliati su un nastro che procede a velocità molto lenta. La paraffina liquida, miscelata con le fragranze desiderate, viene indirizzata verso una barra posta trasversalmente, in alto all’inizio del nastro, con numerosi ugelli dai quali viene poi colata nei bicchieri: un sistema di controllo automatico garantisce livelli ben definiti e omogenei. Si può ben capire a questo punto l’utilità del piccolo cero iniziale con lo stoppino: questo infatti è il modo più semplice di “tener dritto” l’esile stoppino prima e soprattutto durante il colaggio. La lunghezza del nastro e la velocità molto ridotta dello stesso consentono alla paraffina liquida, appena colata nel bicchiere, di raffreddare e solidificare per un tempo non inferiore alle due ore. Dopodiché i bicchieri vengono nuovamente convogliati in una guida e la fragranza scelta viene ancora una volta spruzzata sulla superficie del bicchiere al fine di ravvivarne l’aroma prima del confezionamento. Ai bicchieri viene poi generalmente applicato un dischetto di copertura ed infine vengono sleeverati, cioè confezionati con una pellicola trasparente (la sleeve) che fissa il coperchio al bicchiere e, sigillandoli, ne preserva nel tempo la fragranza. Una volta usciti i bicchieri sono così pronti per essere confezionati nei cartoni o nei display. Nel caso delle fiaccole, ciotole basse di diversi diametri in alluminio o terracotta, lo stoppino, grande e quadrato, viene direttamente incollato sul fondo delle ciotole stesse. Dopodiché le ciotole vengono colate e seguono un processo produttivo praticamente analogo a quanto già descritto per i bicchieri. L’alimentazione della linea può essere manuale, direttamente sul piatto rotante, nel caso delle più fragili terrecotte, o automatica (mediante un sollevatore pneumatico) nel caso delle vaschette in alluminio.

È sicuramente una delle linee di maggiore impatto visivo tra tutte quelle presenti in fabbrica. Viene utilizzata per la realizzazione di tutte quelle candele la cui forma particolare renderebbe difficile l’utilizzo di altri metodi. La linea funziona per fasi successive che vanno ad operare su degli alloggiamenti per stampi che avanzano lentamente. Ciascuno stampo vede in questo modo le diverse fasi di produzione secondo un ciclo continuo. Vediamo più da vicino tutte le fasi di questo processo produttivo: all’interno di ciascun alloggiamento troviamo i vari stampi con la sezione e la forma delle candele da produrre (coniche, tortiglioni, ecc.). All’interno degli stampi viene messo in tensione il filo di cotone che andrà a costituire il futuro stoppino, prelevato da numerose bobine poste in basso . La paraffina liquida viene colata all’interno degli stampi dai quali viene poi raschiato l’eccesso di cera solidificata ed infine spinte in fuori le candele. Queste operazioni sono in ciclo continuo, così che mentre da uno stampo vengono tirate via le candele, il precedente starà subendo la fase di raschiamento, quello prima ancora quella di colaggio e così via. Le candele, trascinate su un nastro alla fase di laccatura vengono dunque compite, cioè immerse in un bagno di paraffina colorata ed infine laccate. La laccatura le rende lucide e dalla finitura estetica assolutamente ineccepibile! Le candele, una volta laccate, seguono infine una lunga fase di asciugatura (la lacca lucida e le lacche dorate e argentate richiedono numerose ore per asciugare) per poi essere confezionate nei loro astucci, pronte per essere inscatolate e spedite.

Prima di parlare nel dettaglio delle singole linee che utilizzano il metodo di produzione mediante pressione, è opportuno descrivere il principio di funzionamento dei cosiddetti polverizzatori, delle grandi vasche poste in opportuni locali climatizzati, adiacenti a ciascuna linea. La paraffina viene immagazzinata infatti in silos allo stato liquido e a temperature comprese tra i 60° e i 70°. I metodi a pressione necessitano di paraffina allo stato solido e finemente polverizzata: per ottenere questa polvere di paraffina vengono riempite e miscelate delle grandi vasche di paraffina liquida, direttamente prelevata dai silos. La temperatura della paraffina nelle vasche sfiora i 60°. Un sistema di ugelli con sezioni molto piccole spruzza di continuo minuscole gocce di paraffina su un cilindro rotante raffreddato. Lo sbalzo di temperatura favorisce il solidificarsi di queste piccole goccioline che vengono immediatamente raschiate via dal cilindro dalla sua parte posteriore e convogliate in un recipiente sotto forma di finissima ed impalpabile polvere di cera. La polvere è così pronta per essere aspirata in un sistema di condotte e per essere mandata alle singole linee di produzione.

Le presse vengono utilizzate per stampare mediante l’applicazione di una certa pressione ceri, sfere ed altre forme particolari come ad esempio le caratteristiche candele galleggianti. La paraffina, finemente polverizzata, viene convogliata attraverso delle condotte in un recipiente di contenimento dal quale passa poi a riempire degli stampi che si aprono e chiudono secondo un ciclo automatico; tali stampi, intercambiabili, permettono di realizzare le forme desiderate. All’interno di essi viene tirato un filo di cotone. Mediante l’applicazione di pressione, le due semi-metà degli stampi pressano la polvere, il filo viene naturalmente reciso e, una volta aperti nuovamente, si ottengono dei semilavorati che vengono immediatamente deposti su un nastro. Poiché tutti i prodotti realizzati su queste linee dovranno avere un’estetica curata e ricercata, il semilavorato grezzo (che è comunque il risultato di pressatura della polvere e dunque presenta un superficie piuttosto granulosa), appena uscito dalla pressa, viene prelevato e immerso in un bagno di cera bianca che ne rifinisce la superficie: questa fase è nota come pre-dipping e conferisce alla superficie della candela un aspetto omogeneo e liscio. Segue generalmente una successiva immersione per due volte consecutive in un secondo bagno di paraffina colorata: è la fase questa detta di compimento, ovvero quella in cui si va a colorare la candela con il colore desiderato. Una terza fase, l’immersione in acqua, raffredda la candela e ne rifinisce eventuali sbavature. Una curiosità tecnica: dal momento che il cero, la sfera o la candela galleggiante devono bruciare senza riversare fuori la cera (fenomeno che ne causerebbe lo spegnimento), la paraffina che viene utilizzata per il compimento ha un punto di fusione in genere più alto della paraffina con la quale si realizza il semilavorato, ovvero l’anima della candela stessa. In questo modo, durante la combustione, si andrà a formare la classica conca e la candela, in questo modo, è in grado di bruciare bene e a lungo.

I ceri votivi (comunemente chiamati ceroni) rappresentano senz’altro uno dei prodotti di punta della Cereria Di Giorgio. Si parte dalla realizzazione di un “semilavorato” ottenuto dalla pressatura della polvere di paraffina all’interno di opportuni stampi di forma cilindrica. I cilindri di paraffina pressati e forati vengono poi convogliati in un’infilatrice, un sistema costituito da due stelle che ruotano in senso opposto, come degli ingranaggi, nella quale ricevono lo stoppino sostenuto da una grappetta metallica e poi inseriti all’interno dei caratteristici bicchieri in plastica trasparente (generalmente rossi o bianchi). Di seguito, dopo essere stati verticalizzati in una guida a spirale, vengono convogliati all’interno di un’ulteriore stella rotante nella quale vengono applicati i coperchi, provenienti da un cestello posto in alto ed alimentato a mano, e di seguito etichettati con l’effige desiderata. Raccolti in un piatto rotante, i singoli ceroni possono proseguire sfusi oppure passare all’interno di una macchina che li confeziona in gruppi con una pellicola trasparente termoretraibile (cioè che restringe con il calore). Fiore all’occhiello della linea è senz’altro il robot automatico che afferra in gruppi i ceroni ordinati automaticamente su di un piano di prelievo e li infila nei cartoni o nei display che vengono prima assemblati in automatico e poi incollati e chiusi. Lo stesso braccio del robot, alternativamente, preleva i cartoni appena chiusi in fondo alla linea e li dispone ordinatamente sul bancale, posto adiacentemente, pronti in questo modo da subito per essere spediti. La linea di produzione dei ceroni, dovendo garantire dei cospicui volumi produttivi, risulta così essere una delle linee maggiormente efficienti ed automatizzate dell’intero stabilimento.

È senz’altro la macchina da corsa della Cereria, nonché la linea di produzione più nuova in assoluto. Una linea, altamente automatizzata, in grado di produrre anche più di 50.000 pezzi all’ora. Si parte da una pressa rotativa che, ricevendo la polvere di paraffina aspirata attraverso le condotte, stampa le caratteristiche pastigliette di cera bianca, colorate o profumate. Agendo sulle regolazioni della pressa si può stabilire altezza, peso e grado di pressatura delle singole forme di cera: da queste caratteristiche dipenderà il tempo di combustione finale che, nel caso di un tealight, può andare generalmente dalle 3 alle 5 ore. Convogliate in un nastro le pastigliette giungono ad un sistema di stelle nella quale vengono infilate (ricevono cioè lo stoppino di cotone e grappetta metallica di sostegno) e poi inserite all’interno dei bicchierini di alluminio. I tealight così realizzati arrivano su di un piatto rotante da cui vengono poi incanalati su dei nastri che li convogliano verso l’imbustatrice. Questa è una macchina che forma le confezioni di plastica trasparente (sono presenti diversi formati di buste fino a 80 pezzi l’una), imbusta i tealight e chiude mediante saldatura la busta stessa che viene infine etichettata. Le confezioni finite cadono su un ulteriore nastro pronte per essere confezionate dalle operatrici in fondo alla linea. A regime, possono funzionare due imbustatrici in contemporanea. In tal modo si garantiscono dei volumi produttivi decisamente elevati e migliaia di tealight al giorno vengono prodotti pronti per scaldare ogni tipo di ambiente e occasione.

Il principio di funzionamento è il medesimo della linea tealight ma questa linea ha la possibilità di gestire diversi formati (tealight, lumini votivi, bicchierini trasparenti, bicchierini colorati, etc) rendendosi in questo modo estremamente versatile ed efficiente. Si parte anche in questo da una pressa che prevede la possibilità di svariate regolazioni (peso ed altezza), da un’infilatrice ed infine da un’imbustatrice con etichettatrice. Una pressa, anche in questo caso, forma dei dischi di cera pressati i quali vengono poi infilati ed infine inseriti nei rispettivi bicchierini. La macchina confezionatrice è infine capace di raggrupparli e confezionarli secondo i formati desiderati. Un’etichettatrice automatica appone l’adesivo con l’effige desiderata. Caratteristica aggiuntiva della linea è la possibilità di comporla secondo una logica modulare, escludendo o includendo diversi segmenti, rendendola così pronta a fronteggiare le più svariate e molteplici esigenze produttive.

Estrudere vuol dire spingere mediante pressione, attraverso una sezione di forma opportuna (detta trafila), un materiale malleabile (come lo è appunto la paraffina pressata), al fine di ottenere un semilavorato infinitamente lungo avente quella forma che poi potrà passare a delle fasi di lavorazione successive. È chiaro come non tutte le forme possono essere estruse. Sezioni convenienti da lavorare con questo metodo sono tutte quelle la cui forma finale non si discosta troppo da quella cilindrica. Tale metodo, pertanto, è molto utilizzato per la realizzazione di una ampia gamma di ceri votivi, candele coniche, steariche, ecc.

È la linea che produce, mediante estrusione, l’intera gamma di ceri liturgici della Cereria Di Giorgio, ma anche prodotti per il settore della ristorazione, decorazioni, ecc. La composizione di questi pregiati articoli si perde nella notte dei tempi ed è segretamente e gelosamente custodita negli archivi della Cereria. Diverse sezioni di trafilatura e diverse regolazioni della macchina consentono di realizzare ceri di svariate dimensioni e lunghezze ai quali, spesso, le decorazioni a mano e confezionamenti accurati conferiscono al prodotto finale caratteristiche di pregio e unicità proprie di un cero realizzato a mano. La polvere di paraffina, anche in questo caso, viene aspirata e portata a una pressa che la spinge attraverso una trafila avente sezione opportuna. C’è da notare come l’eccesso di cera raschiato via durante tale operazione venga recuperato e rimesso in circolazione, allo stato liquido, verso la vasca. Come dire, della paraffina, non si butta via nulla. I semilavorati vengono poi tagliati nelle lunghezze previste, fresati alla base e sulla punta e confezionati a mano secondo le esigenze finali dei clienti. Il metodo di produzione, soprattutto nella fase finale del confezionamento, mantiene dunque una forte componente di manualità che viene dunque affidata alle mani delle più esperte e sensibili operatrici.

Un’altra linea dedicata alla realizzazione di candele coniche di varia misura ma anche steariche, candele profumate, ecc. La paraffina, pressata, sospinta ed estrusa, fuoriesce sotto forma di un semilavorato grezzo e continuo che viene poi tagliato della lunghezza desiderata: il semilavorato così ottenuto viene espulso velocemente su di un nastro in movimento. Qui subirà differenti lavorazioni (fresatura della punta, lavorazione per conferire la forma conica, taglio, doppio taglio, etc.) in funzione del prodotto finale desiderato. Le candele, una volta formate, vengono poi compite mediante due bagni in vasca di colore e infine confezionate in automatico, attraverso una macchina capace di gestire diversi e molteplici formati. Molto efficace il metodo di allineamento, di prelievo e di deposizione all’interno degli astucci mediante delle ventose installate su di un braccio automatizzato.

È sicuramente uno dei più antichi ed affascinanti metodi di produzione delle candele. Viene generalmente utilizzato per la produzione di candele votive, steli e candele per il compleanno, di diametro non eccessivamente grande e svariate lunghezze. Il principio alla base di questo metodo è la deposizione della paraffina su un filo di cotone che andrà a costituire lo stoppino: il filo di cotone viene avvolto su un primo rullo, fatto passare in un bagno di paraffina liquida e poi riavvolto su di un secondo rullo opposto al primo. In questo modo viene rimandato indietro, nuovamente al primo rullo, e fatto passare nel bagno di paraffina liquida che lo impregna una seconda volta. Di nuovo, il filo bagnato viene tirato fino al secondo rullo e rimandato indietro al primo rullo e ad un terzo bagno e così via. Ciò determina l’accrescimento della candela attorno al filo attraverso queste deposizioni successive di paraffina; il diametro finale viene ottenuto regolando il numero di avvolgimenti e dunque dei bagni di cera nei quali viene fatto passare il filo. Una volta ottenuto il diametro desiderato, la candela semi-lavorata, lunga e continua, viene fatta uscire dal secondo rullo per passare attraverso una sezione che ne rifinisce il diametro e poi tagliata nella lunghezza desiderata. Per facilitarne il raffreddamento, le candele, una volta tagliate, scorrono attraverso un piano inclinato in una vasca di acqua fredda nella quale avanzano pian piano sospinte dalle altre che via via vi arrivano. Al termine della vasca l’operatore è pronto a raccoglierle, asciugarle e confezionarle nel modo desiderato! Tutte queste operazioni - soprattutto la prima fase detta di infilaggio che viene pazientemente svolta a mano avvolgimento dopo avvolgimento - necessitano di grandissima esperienza e manualità da parte degli operatori coinvolti, rendendo così il fascino di questo metodo di produzione di candele assolutamente innegabile.