Il voto è una promessa, è un impegno che l’individuo decide di assumersi nei confronti di una o più parti.

Il voto religioso consiste in una promessa solennemente formulata, che si basa sul tenere un certo comportamento o meno a favore della divinità.

Che sia semplice, cioè che il votante dichiari che compirà una determinata azione in un tempo specifico o che sia condizionata, ossia che l’azione o che il comportamento che ci si impegna a seguire sia successivo al verificarsi di una condizione, non ha importanza. Una promessa permette l’instaurarsi di un rapporto intimo tra il fedele e la divinità.  Accendere una luce in segno di questo legame è consuetudine oramai entrata nella pratica di moltissime professioni di fede.

candela votiva

La storia del voto

candele bianche

La storia del voto ha origini molto antiche, non si fa fatica ad affermare che la dichiarazione votiva in realtà esista da quando esiste l’uomo.

In Egitto la regina Berenice espresse quello che dalla storia è riconosciuto come il primo voto privato: promise la sua chioma in cambio della vita del marito Tolomeo Euergete che si trovava in guerra.   Nell’antica Grecia i voti pubblici e privati venivano formulati in casi solenni. E’ molto frequente trovare nei poemi classici come L’Odissea riferimenti a esclamazioni votive fatte dagli eroi per la buona riuscita di una battaglia, di un viaggio o per una nascita. A Roma i voti che riguardavano l’intera comunità erano proclamati dallo stato ed espressi ritualmente dal pontefice.

Generalmente in passato consuetudine era quella di dedicare alla divinità un oggetto ossia un anathema, che veniva collocato di norma in un luogo sacro. E’ Erodoto per primo a lasciare traccia di questa pratica. Le più antiche iscrizioni presenti sui monumenti e riguardanti gli anatemi risalgono al VI secolo a.C.

Tale consuetudine viene rinvenuta ancor oggi nella maggior parte delle dottrine anche se il voto ha cominciato ad indicare non tanto la volontà di privarsi di qualcosa o al contrario di fare un dono alla divinità quanto piuttosto la voglia di creare un rapporto indissolubile con la sfera del divino.

La luce che accompagna l’ingresso nella realtà spirituale

Nella religione cristiana il voto è un atto di culto a Dio, è l’espressione della volontà umana di far ingresso nel mondo spirituale. Questo ingresso è generalmente accompagnato dall’accensione di una luce.

tealight

La candela utilizzata in campo ecclesiale ha una forte valenza simbolica, essa indica la fusione, il punto d’incontro tra la materia e lo spirito. Non è un caso che nella maggioranza delle chiese cristiane lumini e piccoli ceri, (oltre alle candele utilizzate sull’altare, di fronte al santissimo o nelle sacre celebrazioni, che appartengono alle espressioni ufficiali), facciano luce ai piedi delle statue dei santi o di fronte alle espressioni marmoree di Maria e Gesù. Accendere una candela di fronte ad un’ immagine sacra è un pò come dire “io ci sono”, “io ti sto parlando”, “io ti sono devoto”.

Le candele votive

candele votive

Nella pratica comune i lumini accesi durante le processioni e di fronte alle statue hanno assunto la denominazione di “votivi” ad indicare la specifica funzione e il particolare utilizzo. Nonostante l’origine pagana di questa consuetudine, l’utilizzo di ceri e candele che accompagnano la preghiera del fedele è pratica che trova una sua legittimazione nel libro di John Henry Newman, nominato cardinale da Papa Leone XIII nel 1879. Sfogliando il suo scritto al capitolo 8 a difesa della Chiesa Cattolica Romana si legge:

L’uso dei templi, e questi dedicati a santi particolari, e ornati in certe occasioni con rami di alberi; l’incenso, le lampade e le candele; le offerte votive per la guarigione dalle malattie; l’acqua santa; gli ospizi; le feste e le stagioni, l’uso di calendari, le processioni, le benedizioni dei campi, gli abiti sacerdotali, la tonsura, l’anello matrimoniale, il volgersi a Oriente, le immagini in  una data successiva, forse il canto ecclesiastico e il Kyrie Eleison son tutti di origine pagana e santificati dalla loro adozione nella Chiesa.” (Jhon Henry Newman)

Newman in realtà non introduce nulla che non trovi già fondamento nelle sacre scritture. La candela accesa ricorda Dio stesso, luce del mondo. E’ il segno tangibile della preghiera, della presenza di Gesù in mezzo ai fedeli. La Bibbia inizia proprio con le parole:

Sia la luce e la luce fu“.

L’accensione di un cero è simbolo della volontà dell’individuo di affidare le proprie intenzioni a Dio, è  luce che accompagna il momento di intimità col divino, momento che può essere suggellato anche da un’offerta dalla valenza simbolica.